1 June, 2019

La bicicletta.
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La prima volta che ho pedalato senza rotelle è un caro ricordo dell’infanzia, con la mia piccola bici bianca e verde, in un pomeriggio soleggiato. Ricordo il piccolo percorso fatto, realizzando poi che non mi stava accompagnando nessuno e il successivo spavento per l’ostacolo davanti che dovevo evitare da sola.
Ci ho provato altre volte, son caduta diverse altre, ma “una volta che impari, non lo scordi mai”.
La seconda bicicletta fu un regalo di natale, le terza l’avevo scelta dopo la promozione della quarta elementare. Una mountain bike azzurra. Ho continuato ad utilizzarla fino all’anno scorso, ma, ad onor del vero, devo confessare di non averla mai sfruttata tantissimo. Sì, qualche spostamento, l’estate per andare in spiaggia e poco altro.

Ad un certo punto, per andare all’università, ogni giorno, dovevo chiedere un passaggio per arrivare alla stazione ferroviaria, vista l’assenza di altri mezzi per arrivarvi, una volta scesa dal treno era necessario aspettare l’autobus e viceversa al ritorno. Qualcosa non andava, mi rendevo conto di star perdendo una marea di tempo in tutti questi spostamenti, di star facendo spendere tempo a persone per venirmi a prendere e stavo facendo emettere CO2 ad ogni giro. Inoltre c’era, soprattutto, il fatto che per spostarmi dovessi sempre dipendere da qualcuno, persone o mezzi pubblici, in assenza di un mezzo - l’automobile - a cui non ero interessata per n ragioni.
Un amico mi ha parlato delle biciclette pieghevoli, di come lui si stesse trovando bene e fosse pienamente soddisfatto del suo acquisto. Ho iniziato a guardarle e riguardarle, valutandone le differenti sfacettature. Alla fine mi son decisa e da quando finalmente, a fine marzo, ho pedalato per la prima volta con la mia cara pieghevole mi chiedo perché abbia aspettato così tanto.
Ho scelto una bicicletta pieghevole per aver la possibilità di salire sul treno, piegarla, scendere e nel giro di un minuto essere pronta a ripartire arrivata a destinazione. L’ho scelta perché se serve andare più lontano, può essere messa nel bagagliaio e non deve essere legata ad un palo, con l’ansia di non sapere se la ritroverai intera.

bicicletta e mare

Questa bicicletta ha rappresentato da subito una libertà di movimento, sia per gli spostamenti autonomi e CO2 neutral, sia per quella sensazione di leggerezza che mi ha trasmesso. Mi ha fatto accorgere di come si possa guardare alle cose in modo diverso, scoprire nuovi angoli della città che altrimenti si ignorerebbero. Mi son ritrovata ad essere felice di pedalare ogni giorno, inizialmente per una decina di km, poi sempre più, a volte allungando semplicemente il tragitto. Mi ha dato la misura di come spesso il maggiore ostacolo possano essere le mille scuse per non usarla che ci creiamo “Eh, ma potrebbe piovere”, “Eh, ma è a qualche km di distanza!”. È stata la scusa per passare pomeriggi o giornate in compagnia di amici riscoprendo posti vicini.
Ho acquistato il caschetto, tutte le lucine e catarifrangenti del caso per poter essere visibile anche al buio (dando anche la possibilità ai miei amici di scherzarci su, dandomi dell’albero di natale), perché, come spiegherò tra poco, è sì importante avere strade a misura di bicicletta, ma è altresì importante prestare attenzione ed essere adeguatamente visibili per evitare ogni possibile incidente.

Mi son posta l’obiettivo di raggiungere i 1000km entro la fine dell’anno e il 31 dicembre, l’ho superato sorridendo. Obbiettivo raggiunto, mi son rimessa a far esercizio fisico ed ha contribuito a rendermi felice ;). Da questa serie di piccoli traguardi e considerazioni ho iniziato a pensare di più a questo mezzo di trasporto un tempo sottovalutato, ma quantomai fantastico.

bicicletta e mare

Da quando si è diffuso è stato uno strumento democratico e lo è tuttora. In un interessante articolo Joanna Scutts racconta di come la bicicletta sia stato anche uno strumento per l’indipendenza delle donne agli inizi del secolo scorso, permettendo spostamenti veloci ed in autonomia, cambi di abiti disegnati per essere pratiche. Racconta di come in molte città vi sia una, cosiddetto, gender gap legato al tipo di infrastrutture presenti e alla sicurezza negli spostamenti ed alle possibili esigenze diverse e di come dove queste son più sviluppate questo divario sia annullato.
Dal 1791 ad oggi, la bicicletta è sicuramente cambiata: se ne possono trovare di tutti i tipi. Ci sono altre cose che, tuttavia, possono e devono cambiare ancora. Ad esempio, proprio le infrastrutture dedicate a questo tipo di spostamento, rendere più sicuro il percorso, dividere fisicamente la sede destinata alle macchine da quella per questi velocipedi. In città dove misure di questo tipo son state adottate, dove si è investito in una diversa visione urbanistica,spostando l’attenzione dalla macchina al pedone e/o ciclista, il numero di persone che han deciso di spostarsi con le due ruote è aumentato. In giro per il mondo ci son tanti esempi a testimonianza di questo: le famose Copenaghen e Amsterdam, l’olandese Utrecht che continuando a migliorarsi ha ottenuto interessanti risultati (60% dei tragitti per il centro con la bicicletta, 8% in meno di incidenti per il traffico), la tedesca Münster che, con una rete di 450km progettati per il traffico in bici e altri 255km fuori dalle vie principali, è considerata la capitale tedesca della bicicletta.
Perchè se da una parte la bicicletta è un mezzo democratico, a ridotto impatto ambientale, economica, utilizzabile da - quasi - chiunque, anche il poter utilizzare le strade con la stessa sicurezza dovrebbe essere un ugual diritto, non riservato solamente alle autovetture.
Alcune ricerche evidenziano come una migliore infrastruttura, e non semplicemente linee pitturate sul manto stradale, non gioverebbe solamente ai ciclisti, ma aiuterebbe ad aumentare la sicurezza delle strade, riducendo anche gli incidenti delle auto, per una diversa concezione del percorso.
Oltre a rappresentare uno strumento democratico, un bellissimo mezzo di trasporto, come accennato, risulta essere anche un ottimo modo per tenersi in forma, essere felici e ridurre notevolmente l’impatto ambientale dei singoli spostamenti. Quando ho scelto di acquistare la mia pieghevole ho fatto un rapido calcolo di quanta CO2 potessi risparmiare semplicemente scegliendo di muovermi autonomamente su due ruote.
La parte di viaggio che prima facevo con l’autobus non l’avevo presa in considerazione, in quanto comunque il mezzo avrebbe continuato a circolare anche dopo il mio acquisto. Il calcolo, per altro approssimativo, prendeva in considerazione i km percorsi al mese per il semplice tragitto e li moltiplicava per la media delle emissioni di CO2 dichiarate dal produttore delle autovetture.

CO2 prodotta [g/mese]= km_percorsi [km/mese] * CO2_dichiarata [g/km]    

Il risultato, nel mio caso di circa 16kg/mese di CO2 risparmiata mi aveva lasciato piacevolmente sorpresa, perché anche con piccole azioni ognuno può dare il suo contributo nell’ottica di ridurre la quantità di anidride carbonica emessa, per tentare di contrastare la crisi climatica che stiamo affrontando e che riguardata tutti ed ora.

È qui che mi viene in mente un video che avevo realizzato l’anno scorso, volendo partecipare ad un concorso promosso dall’European Enveromental Agency (EEA)


Non avevo certo vinto, ma era stato interessante partecipare, anche per imparare qualcosa di nuovo ed è un breve riassunto di alcuni punti qui citati.

Dopo queste considerazioni, il 3 giugno sarà il

#WorldBicycleDay

e potrebbe essere un’ottima occasione per ripredere la bicicletta, che ne dite? ;)

A presto,
Kerook ♡

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